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Agriturismo Calabria - Prenota l'azienda agrituristica in Calabria,
Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia

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La professionalità di chi accoglie, la soddisfazione di chi soggiorna.

AGRITURISMO CALABRIA

La Calabria confina con il Mar Ionio, il Mar Tirreno e la Basilicata. E' una regione prevalentemente montuosa, questo deriva dal fatto che l'Appennino l'attraversa per circa 90 km, raccogliendo oltre massicci antichi e granitici anche una parte del Parco nazionale. Una fitta estensione di boschi di conifere e alti pascoli caratterizzano Sila e Aspromonte. Il versante del Tirreno, soprattutto nelle vallate, rappresenta per la Calabria la fetta di terreno più produttiva per quanto riguarda le colture di cedri, pompelmi, limoni, aranci, mandarini, fichi, chinotti, oliveti e viti. Non molti sono i fiumi tranne qualche fiumara che parte da l'Aspromonte.

Dati Geografici Regione Calabria

Regione dell'Italia peninsulare, la più meridionale della penisola italiana, la Calabria confina con la Basilicata a nord, affacciandosi sul Mar Ionio a est e a sud e sul Mar Tirreno a ovest ed è separata dalla Sicilia dallo stretto di Messina. Amministrativamente è suddivisa nelle province di Catanzaro (capoluogo di regione), Cosenza, Crotone, Vibo Valentia e Reggio di Calabria.


Superficie: 15.080 Km²
Abitanti: 2.043.000
Densità: 135 ab/Km²

Capoluogo: Catanzaro (97.200 ab.)
Capoluoghi di provincia: Cosenza 73.300 ab., Crotone 59.800 ab., Reggio di Calabria 179.500 ab., Vibo Valentia 35.300 ab.
Altri comuni: Lamezia Terme 71.600 ab., Corigliano Calabro 36.700 ab., Rende 34.900 ab., Rossano 34.700 ab., Castrovillari 23.300 ab., Acri 22.100 ab., Palmi 19.500 ab., S. Giovanni in Fiore 18.700 ab., Gioia Tauro 18.400 ab., Cassano allo Ionio 18.100 ab., Siderno 17.200 ab., Paola 17.100 ab., Montalto Uffugo 16.600 ab., Taurianova 15.900 ab.
Confini: Basilicata a NORD

Monti principali: Monte Pollino 2267 m, Monte Pellegrino 1987 m, Montalto (Aspromonte) 1955 m, Botte Donato (Sila Grande) 1928 m
Fiumi principali: Neto 95 Km, Crati 81 Km
Laghi principali: Lago di Cecita (artificiale) 12,6 Km², Lago Ampollino (artificiale) 5,5 Km², Lago Arvo (artificiale)

La Calabria e' una regione capace di stupire il viaggiatore-turista per i suoi forti contrasti,le sue "anomalie" ambientali e paesaggistiche, i suoi "salti" ecologici,le sue diverse "nature", per gli intrecci culturali, per la sua storia antichissima,nella quale affondano le radice della civilta' mediterranea ed europea.
Calabria dei mille volti:solare come una penisola,con 800 km di costa bagnata da due mari, lo Ionio e il Tirreno; ombrosa,nordica,sui massicci del Pollino,della sila,delle Serre e dell'Aspromonte,immersa dei boschi tempestati di fiumare che tracciano la via verso il piano;imprevedibile per l'esistenza di fenomeni carsici di grande rilevanza naturalistica.

Calabria dalle mille culture e tradizioni unificate in un vivere civile di tolleranza che le rispetta esaltandole: gli antichissimi riti grecanici,il culto Valdese,la lingua,la letteratura,i costumi delle comunita' albanesi.

Viaggiare e fare turismo in Calabria oggi vuol dire riscoprire l'incanto e la quiete degli antichi centri storici che popolano le colline,le balconate sul mare,i sapori di una gastronomia dal gusto corposo e sincero.

Oggi l'agriturismo in Calabria e' un grande punto di partenza per ospitarvi e potervi condurre in una regione ricca di itinerari naturalistiche e storico-culturali di grande fascino.

*Città, province Regione Calabria:

  • Catanzaro
  • Cosenza
  • Crotone
  • Reggio Calabria
  • Vibo Valentia

PRENOTA E VISIONA ELENCO AGRITURISMO IN CALABRIA

Catanzaro

Catanzaro fu fondata dai Bizantini alla fine del IX°-X° sec.; mentre intorno le coste venivano sconquassa e dall' avamposto Saraceno, al comando di Abstaele insediatosi a Squillace. La Citta' fu punto strategico delle operazioni del Condottiero bizantino Niceforo Foca, ai tempi del califfo Abramo. Conquistata dai Normanni con Roberto il Guiscardo, fu conosciuta come Catacium, e vi fu eretto un castello-fortezza che si puo ancora ammirare. Catanzaro assunse grande importanza sotto il regno di Goffredo nel 1131 e, dopo il 1254 con Guglielmo, un fedele dello svevo Manfredi. Nel 1406 la Citta', per intercessione di Ladislao, ebbe i privilegi di dominio regio che continuo' a mantenere anche con la dominazione aragonese. Fu sede, a partire dal XVI° sec., di importanti industrie seriche ed i maestri della tessitura si recavano in Francia, a Tours, ad insegnare la propria arte. La peste del 1562 colpi un gran numero di persone, circa 5000 persone impiegate nelle filande, fiorente imprenditoria che si ando' ad eclissare gradatamente dopo la meta' del XVIII° secolo. I Terremoti del 1638 e del 1783 arrecarono danni assai gravi. Il primo in particolare, arreco gravi danni al patrimonio artistico. Ai tempi della dominazione Borbonica Catanzaro divenne capoluogo amministrativo della Calabria Ulteriore ed attualmente e' Capoluogo Regionale.

- Arte della seta
Non a caso fu chiamata citta' della seta, la prima in Italia a coltivare il gelso e il baco da seta intorno all'XI° secolo. Simbolo di questa attivita' divenne la sala del trono dei Durazzo a Castel Capuano, le cui pareti vennero ricoperte di un prezioso damasco donato da Catanzaro al re Ladislao Durazzo nel 1397.
La produzione del gelso era concentrata nei paesi del circondario: la seta grezza, prodotta dalle famiglie contadine, veniva tessuta nelle botteghe artigiane di Catanzaro.

Il tutto veniva regolato da rigidi statuti.
Questa attivita' coinvolgeva la maggior parte della popolazione. A partire dalla fine del '400, era tradizione che l'incontro primaverile fra i catanzaresi e i mercanti stranieri, si svolgesse a Reggio Calabria, nel cui porto sbarcavano Spagnoli, Veneziani, Genovesi ed Olandesi. I festeggiamenti dei setaioli, per i buoni affari portati a termine, si svolgevano il martedi' dopo la Pentecoste.
Un posto speciale, fra i clienti dei catanzaresi, lo avevano i Francesi, ottenendo nel 1470, che la corporazione della seta inviasse i maestri a Tours per insegnarvi la loro arte.

Tra il '500 e il '600 la produzione serica catanzarese ebbe il massimo splendore. Un censimento dell'epoca elencava che "abbondanti tessuti di velluto e preziosi damaschi in seta venivano lavorati su mille telai da settemila persone".
Per volere dell'imperatore Carlo V°, nel 1519, venne redatta una dettagliata codificazione dal titolo Capitoli e ordinazioni della nobilissima arte della seta a Catanzaro, dopo la terribile epidemia di peste che, nel 1668, colpi' sedicimila abitanti di Catanzaro, riducendo nettamente la produzione della seta pregiata. Oggi, oltre alla produzione artigiana, si possono ammirare in citta' alcuni paramenti sacri di tessitura locale cinquecentesca e settecentesca, nelle sacrestie della Chiesa del Rosario e nel Duomo.

Ville e Casali Rurali a Catanzaro

Villa Bly
Villa Bly può definirsi un "gioiello" dell'architettura Liberty. Essa è una sintesi decorativa dell'art nouveau, di quello stile cioè che, tra la fine dell'ottocento e gli inizi del novecento, si caratterizza nella continua ricerca del "bello", nell'uso del vetro e del ferro, sia come elementi decorativi, sia come materiali costruttivi, e che troverà la sua fonte di ispirazione nella semplicità della natura.
"Con la presenza di questa villa nel nostro territorio si riconferma una parte della nostra puntualità storica. Nonostante il ritardo italiano, si può con certezza affermare che il Liberty a Catanzaro è una testimonianza di raro effetto e di puntuale cultura, e l'iconografico messaggio leonino ci ha portato a parafrasare l'ipotesi del riscontro con l'arte italiota, cosa non facile se teniamo conto che la città si trova in una particolare posizione geografica, economicamente periferica, e nonostante la fine dell'ottocento rappresentasse un momento di declino economico rispetto ai tempi fiorenti dell'arte della seta" (G. Carpanzano "I luoghi della memoria", 1989).
La Villa di proprietà del Commendatore Parlato e della moglie Signora Bly venne costruita come residenza suburbana nei primi anni del novecento. Molto del materiale adoperato venne importato da Napoli (città natale del Commendatore).
La Villa originariamente era circondata da un ampio parco, oggi in fase di definitiva trasformazione, in cui i pini e le palme secolari — elementi caratterizzanti questo microcosmo urbano — sono segni che si ripetono nell'edilizia suburbana connotando l'immagine del paesaggio catanzarese. In passato intorno alla Villa vi era un'ampia area a destinazione agricola, con alberi di ulivo, frutteti e vigneti. La funzione residenziale-produttiva della Villa è confermata dalla presenza, al suo interno, di una cantina e di un frantoio.
La costruzione di un complesso di case a schiera a ridosso della Villa costituisce la più recente opera di oltraggio ad un'importante testimonianza storica. Un elemento deturpante rispetto alla posizione geografica della Villa e che soprattutto contrasta con il vincolo della legge n. 1089 del 01/06/1939, ai sensi della quale la Villa Bly con decreto del 14/12/1985 viene dichiarata di notevole interesse storico-architettonico ed ambientale e viene quindi sottoposta a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge medesima. Il ridimensionamento in negativo rispetto allo spazio di pertinenza originario di elevato valore paesistico-ambientale per la presenza dei nuovi interventi edilizi ha danneggiato ingiustificatamente la percezione ottico- visiva di un segno importante dell'art nouveau.


Ville e Casali Rurali a Catanzaro

La Calabria è una delle pochissime regioni non ancora apparse nella collana, edita a cura del CNR e fondata da Renato Biasutti, dedicata alla "Casa rurale in Italia". Manca un supporto sistematico di conoscenze antropogeografiche e di classificazione tipologica delle case rurali, quale indispensabile chiave di lettura dell'architettura popolare (cfr. E. Guidoni "L'Architettura popolare italiana"). Certo a favore di questa povertà di studi e ricerche rivolte alla nostra regione ha giocato molto la peculiare evoluzione storica della Calabria. "Terra — scrive F. Faeta — il cui patrimonio architettonico — in modo speciale quello delle classi subalterne, più fragile, meno sottoposto a interventi di manutenzione e di restauro, più esposto al degrado seguito all'abbandono e a ogni iniziativa di ristrutturazione selvaggia dei centri — ha subito per via delle catastrofi naturali e degli eventi storici, processi distruttivi assai rilevanti, così da rafforzare, nell'osservatore, l'immagine di regione senza storia culturale" (F. Faeta "Calabria"). In questa realtà l'indagine territoriale, urbanistica, architettonica diviene riscoperta di testimonianze storico-architettoniche che nella quasi totalità dei casi sono abbandonate, dimenticate e spesso irrimediabilmente manomesse o distrutte. Così, la ricerca di quelle architetture spontanee, rurali, prive di significativi valori estetico-monumentali è essa stessa una chiave di conoscenza della storia di questa regione.
Bisogna porre attenzione al rapporto città-campagna, la maglia urbana di Catanzaro racchiude ancora edifici — soprattutto lungo la vallata della fiumarella — di appartenenza ad una cultura rurale che ha connotato la storia della città.
Sono "segni" che la storia ha lasciato sul nostro territorio, immagine di precarietà. Le loro forme e varianti tipologiche, schema planimetrico, la collocazione territoriale, i materiali costruttivi sono espressione simbolica di specifiche condizioni economico-produttive, dell'identità culturale di gruppi sociali classisticamente connotati.
Accanto alla dimora rurale ritroviamo manufatti tipici dell'architettura popolare: chiese e calvari (punti di pellegrinaggio), dimore temporanee, i ricoveri degli animali, fontane e lavatoi. Malgrado la perifericità rispetto al centro del potere, l'impianto rurale ha una sua originalità: risponde ad esigenze di funzionalità produttiva.
Di particolare interesse nel territorio di Catanzaro (Germaneto, Alli, Vallata Fiumarella) è il rapporto tra la casa rurale ed il proprio spazio di pertinenza; quest'ultimo conserva ancora alcuni elementi ambientali dominanti: il pino secolare e la palma, segni caratterizzanti un paesaggio agrario ormai scomparso.

Mulini e Opifici

Recenti monografie storiche regionali ci consentono di osservare l'installazione dei mulini in Europa fin dall'alto Medioevo e di cogliere una loro intensa diffusione tra il X° ed il XII° secolo, in connessione con la crescita demografica e con le trasformazioni agricole.
La tipologia di mulino più diffusa è stata certamente quella costruita lungo le rive dei corsi d'acqua; il mondo occidentale si è servito tuttavia per circa un millennio di altri due tipi di "impianti idraulici": i mulini cosiddetti galleggianti ed i mulini a marea.
I primi, che si ritrovano già nel I° secolo d.C., nascono dal singolare connubio di un mulino e di uno o due battelli (a seconda del tipo di ingranaggio usato) ancorati sul fondo dei fiumi. Tale macchinario ebbe una straordinaria diffusione in molti fiumi di quasi tutti i Paesi europei. Per citare un esempio italiano ricordiamo che gli ultimi mulini galleggianti hanno lavorato sul Po fino al 1940.
Un ultima categoria di mulino ad acqua è rappresentata dai mulini a marea. Si tratta di impianti costruiti fin dall'anno 1000 d.C. lungo le coste atlantiche, posti su una diga a chiusura di insenature costiere.
Oltre che nella molitura dei cereali il mulino interviene nella spremitura delle olive, nella lavorazione della pietra, nella metallurgia del ferro, nella lavorazione delle stoffe. Si ritrovano rappresentazioni di mulini atti a tagliare il legno, a forbire le armi, a tritare il tabacco.
Nel XIII° secolo il mulino si presenta come la "macchina universale" che utilizza, in una grande varietà di forme architettoniche, un numero limitato di schemi: la sua struttura è infatti alquanto semplice, ma profondamente efficace. L'acqua (o il vento nel caso dei mulini a vento) è il motore primario che dà all'impianto la possibilità di compiere una decina di funzioni fondamentali (macinare, pressare, follare, segare, soffiare, forgiare, pompare, appuntire, ecc.). Conl'avvio della rivoluzione industriale il mulino conosce un ultimo sviluppo, la lavorazione di cereali, materie oleose ed altre sostanze si effettua agli inizi del 1800 con meccanismi rinnovati.
La modernizzazione è tuttavia il preludio di una trasformazione radicale che determina la fine della molitura tradizionale a connotazione prettamente rurale.

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Cosenza

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Crotone

Breve storia della città di Crotone.

Secondo la mitologia greca Eracle (Ercole per i romani), durante uno dei suoi epici viaggi, si trovò ospite nella odierna Calabria presso il suo fraterno amico Kroton. Una notte Kroton si destò dal sonno a causa di un rumore sospetto e, temendo per la vita dell’amico Eracle, andò a controllare; anche Eracle udì lo stesso rumore e, vedendo un movimento sospetto dietro un cespuglio, non esitò a colpire quell’ombra…
Si trattava, purtroppo, di Kroton che perlustrava la zona…

Eracle, addolorato per la morte dell’amico, volle fondare in quella zona una città che portasse il suo nome e rendesse immortale il suo ricordo e tra la foce del fiume Esaro ed il promontorio Lacinio sorse Kroton….La storia non ha datato con precisione la fondazione di Kroton, avvenuta nel 743 A.C. o nel 710 A.C. ad opera di alcuni coloni achei e corinzi, guidati probabilmente dall’ecista Miscello.

La polis visse un periodo di splendore ed espanse i suoi domini da Punta Alice fino al fiume Sagra. Kroton fu celebre per i suoi medici tra cui ricordiamo Democede (a cui si deve, forse, la scelta di Pitagora trasferirsi a Kroton, dopo averlo conosciuto a Samo) ed Alcmeone, il quale introdusse la sperimentazione trasformando la medicina, che fino ad allora era contaminata da magia e superstizione, in una scienza.

Quando si parla di Kroton non si possono tralasciare i suoi atleti ed in particolare Milone; una leggenda narra che partì dalla Polis jonica con un vitello addosso e giunse ad Olimpia con un toro sulle spalle destando meraviglia e clamore, stravincendo i Giochi Olimpici…..

Dopo una coesistenza iniziale relativamente pacifica, tra le città magnogreche verso la metà del VI secolo a.C. iniziarono le discordie, che riproducevano a distanza lo scontro tra Atene e Sparta. Nel 560 Kroton e Locri iniziarono una guerra decennale che si concluse con la battaglia della Sagra, che vide la vittoria dei Locresi, sostenuti da Sparta. Dopo l'arrivo di Pitagora, Kroton mosse contro Sibari, fino ad allora sua alleata. Nel 510 a.C. ci fu una delle più grandi battaglie dell'antichità, nei pressi del fiume Trionto. Si trovarono di fronte 100.000 guerrieri armati dai Crotoniati, guidati dal leggendario atleta Milone, contro quelli dei Sibariti che li superavano per tre volte. La vittoria arrise a Kroton, che volle cancellare per sempre l'odiata rivale. E dopo settanta giorni di saccheggi venne deviato, sembra su idea di Pitagora, il corso del fiume Crati i cui flutti fecero sparire Sibari per sempre.

Un capitolo a parte merita Pitagora di Samo: politico, filosofo, matematico, musicista… un personaggio così complesso, così caratterizzante da catalizzare verso di se l’attenzione di tutti, capace di accendere gli animi e divenire l’uomo più amato e, successivamente, più odiato di Kroton.
Pitagora nacque a Samo nel 572 A.C. Il padre fu un bravo tagliatore di pietre preziose, sufficientemente agiato per potere pagare al figlio, ragazzo intelligente e studioso, eccellenti maestri, i migliori cervelli del tempo: il musicista e poeta Ermodame, suo concittadino, gli scienziati Talete ed Anassimandro, entrambi di Mileto, il filosofo moralista Biante di Priene e, soprattutto, Ferecide di Siro, mitografo e naturalista, un autodidatta formatosi (pare) su testi fenici, con il quale il nostro si accompagnò per sei anni, viaggiando da un'isola all'altra dell'Egeo e visitando i grandi centri commerciali dell'Asia Minore.
Trasferitosi nella polis dell'amico Democede, Pitagora ed i suoi discepoli conquistarono il potere politico della città costituendo un governo elitario di espansione culturale: in pochi anni si consolidarono governi pitagorici in molte poleis magnogreche costituendo una vera e propria federazione fra città-stato con capitale Kroton, come risulta da numerose monete coniate fra il 480 e il 450 A.C.

Giunta al massimo della sua egemonia politica e culturale, Kroton fu travolta da una serie di conflitti sociali che sfociarono nella sanguinosa rivolta guidata da Cilone durante la quale molti pitagorici furono trucidati e lo stesso Pitagora dovette fuggire da Kroton e riparò a Metaponto. L'effetto fu terribile: stragi e persecuzioni di pitagorici in tutte le poleis italiote. Caduto il governo pitagorico, Kroton visse un periodo di decadenza.

Costituì, con Metaponto e Caulonia, la Lega Italiota per difendersi dagli attacchi delle popolazioni lucane ma il pericolo giunse dal sud: nel 405 A.C. divenne tiranno di Siracusa Dionisio I che, nel 383, sconfisse la federazione in una sanguinosa battaglia.I romani conquistarono Kroton nel 277 A.C. Durante la seconda guerra punica Annibale vi tenne i suoi accampamenti invernali per tre anni e di qui si imbarcò per l'Africa nel 203. Nel 194 A.C. vi fu dedotta una colonia romana.

Nel Medioevo Crotone fu sede di un presidio bizantino e nel 1284 fu concessa dagli Aragonesi ai Ruffo di Catanzaro. Carlo V le concesse ampi privilegi, ne fece restaurare il castello e ne potenziò il porto. Gravemente decaduta nei sec. XVII e XVIII per lotte politiche e malaria, saccheggiata dalle bande del cardinale Ruffo (1799), fu poi presa e spogliata dai Francesi nel 1806 durante la rivolta popolare nota come Vandea Italiana, l'eroica resistenza calabrese al dominio di Giuseppe Bonaparte.

La scintilla scoccò a Soveria Mannelli, un villaggio della presila. Era il 22 marzo, secondo giorno di primavera e, secondo la tradizione, il francese che comandava il drappello che presidiava il borgo insidiò una bella e giovane donna del luogo. Alle grida della donna, accorsero i paesani guidati da un contadino, Carmine Caligiuri, e i quattordici francesi del drappello vennero massacrati. Da Soveria, l'insurrezione si diffuse come un fiume in piena in tutti i comuni vicini. A nulla servì che i francesi intervenissero in modo spietato, bruciando i villaggi e impiccando i rivoltosi. Nel frattempo Pedace, Martirano, S. Eufemia, Scigliano, Savelli, Longobucco e tanti altri si sollevarono. Amantea venne occupata da Frà Diavolo, noto come brigante, ma che in realtà fu un abilissimo ufficiale fedele al Regno delle Due Sicilie. A Maida il 4 aprile i Francesi furono sconfitti dai rivoltosi, sostenuti da truppe inglesi. Non paghi di avere compiuto massacri ad Acri e Crotone, i Francesi si scatenarono con violenza inaudita e la guerra, da ambo le parti, fu efferata e senza quartiere. Tra gli occupanti si distinse soprattutto il generale Manhes, la cui violenza è rimasta proverbiale. Il 31 luglio vi fu la proclamazione dello stato di guerra nella Calabria. Si tratta di uno dei pochi provvedimenti formali nella storia dell'umanità, per legittimare le azioni di ferocia inaudita che i Francesi inflissero alle popolazioni della Calabria.

Il XIX secolo riservò a Crotone un ruolo minoritario, da ricordare lo sbarco e la cattura, da parte dei borbonici, dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera nel 1844 durante il Risorgimento. Durante il Fascismo furono rilanciati i trasporti( strade statali, porto e ferrovia) e la grande industria ed il boom economico degli anni cinquanta fu avvertito fino alla fine degli anni settanta.

Gli anni ottanta segnarono la fine della stagione della grande industrializzazione ed in attesa del rilancio turistico Crotone divenne provincia nel 1994.

- Luigi Bottiglieri-

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Reggio Calabria

Monumenti e itinerari per la città di Reggio Calabria

La Basilica Cattedrale in piazza Duomo
Edificata dopo il terremoto del 1908 ed eretta su progetto dell'Architetto Padre Carmelo Angelini, la Cattedrale fu consacrata e inaugurata il 2 settembre 1928 e fu dedicata a Maria Santissima Assunta.

L’edificio è uno dei maggiori tempi della Cristianità in Calabria ed è meta costante di pellegrini che dal mese di settembre al mese di novembre possono ammirare anche la grande vara della Madonna della Consolazione che viene portata a spalla da vigorosi “portatori” dalla Basilica della Madonna della Consolazione (Eremo) dove dimora per il resto dell’anno. E’ di stile neo-romanico nella facciata e gotica nel soffitto. Nel mezzo della scalinata sorgono sontuose le statue di S. Paolo e di Santo Stefano di Nicea, primo vescovo della città. L’ingresso è coronato da tre portali bronzei degli artisti Nunzio Bibbò, Luigi Venturini e Biagio Poidimani, mentre all’interno sono custodite preziose opere d’arte come l’Altare Maggiore in bronzo, le tele ottocentesche del Crestadoro e del Minali, la cappella del Sacramento monumento barocco della città, edificata nel 1655 da Placido Brandamonte di Messina , mentre sull’altare si trova un pregevole olio su tela che raffigura il sacrificio di Melchisedeck, di Domenico Maroli (1665).

A sinistra dell’ingresso si trova l’Auditorium di San Paolo, dove sono custodite alcune testimonianze della vecchia Cattedrale

Il Museo
Museo Nazionale della Magna Grecia
Museo Nazionale della Magna Grecia (Palazzo Piacentini) Piazza De Nava, 26 –Reggio Calabria tel 0965/812255-812256 Aperto tutti i giorni dalle ore 9 alle ore 19,30

La Storia
La costruzione del museo si deve all’archeologo Paolo Orsi che, dopo il terremoto del 1908, auspicò la fusione del vecchio Museo Civico (1882) con le collezioni statali e i reperti provenienti dagli scavi da lui condotti in Calabria. La vastissima documentazione archeologica, ospita i reperti provenienti in Calabria in oltre 160 anni di ricerche. L’attuale edificio che si sviluppa su 4 piani fu progettato da Marcello Piacentini nel 1932.

L’esterno è in stile 900 con medaglioni emblematici dalle antiche colonie magnogreche. Dopo il 1954 molti ampliamenti lo hanno arricchito, fino a quelli del 1981 (con l'istituzione, al piano inferiore, della sezione di archeologia subacquea, che ospita i famosi Bronzi di Riace e la splendida testa del Filosofo da Porticello) e del 1982 (con l'apertura al primo piano delle sale dedicate ai materiali provenienti dalle colonie e sub-colonie del territorio calabrese). Al pian terreno è disposta la Collezione preistorica protostorica e locrese; al primo piano, oltre all'esposizione dei materiali provenienti da Reggio, Medma, Caulonia, Krimisa e Laos, trovano spazio anche la collezione numismatica e una scelta di epigrafi greche e romane. Al secondo piano si trova la sezione d'arte medievale e moderna che attende ancora un'adeguata sistemazione: tra le altre opere, degne di menzione sono due tavolette di Antonello da Messina (S.Girolamo penitente e I tre angeli, 1460 ca.) e “Il ritorno del figliol prodigo” di Mattia Preti (1656-60).

Il museo possiede inoltre una ricca biblioteca con oltre diecimila volumi, un laboratorio fotografico e un gabinetto di restauro.

Gli ambienti interni del museo, sono stati ideati privi di ricchezza sfarzosa, senza arredamenti e decorazioni particolari, cose che sicuramente avrebbero distolto l’attenzione del visitatore dagli oggetti esposti. Regna, invece, una signorile semplicità che contribuisce a polarizzare l’ammirazione sugli oggetti archeologici sistemati nelle bacheche vitree.

Bronzi di Riace

II recente allestimento della sezione di archeologia subacquea, inaugurata nel 1981 e dedicata alla memoria di Giuseppe Foti, soprintendente all’epoca dei rinvenimenti di Riace e di Porticello, con il nuovo sistema di climatizzazione e i nuovi basamenti per le statue (1996) è legato agli ultimi interventi di restauro che hanno interessato i due guerrieri di Riace, e che hanno consentito una loro ottimale conservazione. Le due grandi statue bronzee, rinvenute fortuitamente il 16 agosto del 1972 nel mar Ionio, presso il litorale di Riace, costituiscono un fenomeno unico tra le opere d'arte antica, per il clima di attenzione suscitato presso il grande pubblico, fin dalle prime esposizioni a Firenze (1980) e Roma (1981); si tratta di due splendidi originali dell'arte greca, rappresentanti due guerrieri, fusi in epoche diverse (la statua ”A” al 460/450 a.C., quella “B” al 430/420 a.C).

Testimonianza dell’antica Reggio

Castello Aragonese (in piazza castello)

La sua costruzione sembra risalire al 536 d.C. Nel 1039 il castello passò dai Greci ai Normanni e in seguito, nel 1266 a Carlo D’Angiò. Venne restaurato nel 1327 dopo le ripetute guerre tra Angioini ed Aragonesi. Fu fortificato nel 1381 dalla Regina Giovanna I. Nel 1458 Ferdinando I d’Aragona fece costruire le due torri merlate ed un fosso tutt’ intorno. I lavori furono diretti inizialmente da Baccio Pontelli, noto architetto e discepolo di Giorgio Martini. Nel 1539 Pietro da Toledo fece aumentare la capienza interna e fu così che vi si poterono rifugiare quasi mille persone. Questo salvò più volte i reggini dalle invasioni dei Turchi durante le quali il castello fu usato come prigione. Carlo III di Borbone, nel 1712, adattò l’interno a caserma. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1874, vi furono varie diatribe tra chi voleva demolire il castello per fare scomparire l’ultimo vestigio del dominio spagnolo e, chi ne voleva impedire la demolizione sostenendo che il castello rappresentava un monumento storico a cui si riconnettevano antiche ed importanti memorie. In seguito venne danneggiato dal terremoto del 28 dicembre 1908, e in parte anche demolito per esigenze urbanistiche al fine di collegare la via Cimino con la via Aschenez. Nel 1986 lavori di restauro effettuati con superficialità e avventatezza determinarono il crollo di buona parte del castello.

Oggi, grazie ai lavori di restauro conclusi con successo nel 2000, il castello si presenta in tutta la sua bellezza

Gastronomia
Ritrovare le antiche tradizioni

Pasta chi Facioli CUCINA CALABRESE
Soffritto
Baccalà dorato e fritto
Sanguinaccio
Latte di mandorla
Zuppa di fave
Alici ripiene
Farfalle ai carciofi ed olive
Risotto di zucca

Macco di Fave e cicoria
Frittata di spaghetti
Pescespada al salmoriglio
Orata alla griglia
Maccheroni alla ricotta

Totani ripieni
Spaghetti alle zucchine
Penne rigate al merluzzo
Baccalà ai capperi
Olive schiacciate

* Agriturismo Reggio Calabria
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Agriclub Le Giare

La Spina Santa Agriturismo Reggio Calabria

Vibo Valentia

Vibo Valentia è capoluogo di provincia, cittadina moderna con uffici e buona ricettività. Si raggiunge attraverso l'autostrada A3 o mediante la panoramica strada statale 18 che costeggia il litorale tirrenico della Calabria. Garantito anche lo scalo ferroviario con due stazioni, Vibo Marina e Vibo Valentia - Pizzo. Situata sull'altopiano del Poro,la città è posta in posizione dominante sul territorio, dal centro città, si scende al mare in pochi minuti. Un tempo importante mercato agricolo, costituisce attualmente uno dei principali poli industriali della Regione (nel 1967 è stato fondato il consorzio per il nucleo di industrializzazione di Vibo Valentia), con aziende operanti nei settori chimico, meccanico e della lavorazione di prodotti petroliferi, alimentare, tessile e delle confezioni, del cemento e di materiali da costruzione. Assai rilevante l'attività del porto, che presenta un notevole movimento di merci : vengono importati petroli e materiali destinati alle industrie locali e imbarcati manufatti e prodotti agricoli provenienti dall'entroterra. Importanza riveste la pesca, mentre in espansione è il settore turistico. Fondata come colonia locrese (nome: Hipponion) sul luogo di un pre esistente centro italico, raggiunse nel secolo V a.C. una notevole potenza, riuscendo a sconfiggere nel 442 a. C. la stessa Locri ; fu in seguito vinta e distrutta da Dionisio il Vecchio di Siracusa. Ricostruita nel 379 a.C. dai Cartaginesi, passò sotto l'influenza dei Greci prima e dei Bruzi poi, finché nel 192 a.C. divenne colonia romana. Fu poi roccaforte bizantina ; devastata dagli Arabi nel corso dei secc. IX e X, fu completamente ricostruita nel 1235 dagli Svevi, con il nome di Monteleone. L'abitato si compone di un borgo medioevale, dalle vie strette e sinuose, raggruppato sul colle ai piedi del castello, e di una parte moderna che si estende nel sottostante ripiano terrazzato ed ha una regolare maglia ortogonale. Dell'epoca greca rimangono, a Nord dell'abitato attuale, parti delle mura, dell'acropoli (sec. V-IV a.C.) e del basamento di un tempio dorico in antis (sec.VI-V a.C.). Al periodo di Federico II di Svevia risale il castello, posto sul sito dell'acropoli : costruito con materiale di templi greci preesistenti, fu realizzato aggiungendo baluardi ad una torre di fondazione normanna, e venne completato sotto Carlo II d'Angiò. Tra i principali edifici della città: la chiesa di Santa Maria degli Angeli del sec. XVII ; San Michele (1519), rinascimentale con facciata e fianchi a lesene, cupola a tamburo ottagonale e campanile ; la collegiata di Santa Maria Maggiore (S. Leoluca) costruita tra il 1680 ed il 1723.

La Città
Situata nella parte sud-occidentale della Calabria, Vibo Valentia (ca 36000 ab., 476 m.) è diventata capoluogo di provincia nel 1992. La città si trova su un altopiano fertile all’estremità settentrionale del promontorio di Tropea, a soli 6 km. dal Mar Tirreno, sul quale si affaccia il borgo di Vibo Valentia Marina; il nucleo urbano antico occupa la parte alta della città, ai piedi del castello, mentre nella parte bassa si estendono i quartieri più moderni. L’economia si basa sulle attività commerciali esercitate dal porto, ma anche sulle produzioni agricole - olio, agrumi, uva - e industriali.

Cenni Storici
Le origini della città sono legate ad un insediamento preellenico che i Bruzii designano con il nome di Veip, trasformato in Hipponion (VII sec. a.C.) dai magnogreci di Locri. Nel 422 a.C. la città si allea con Siracusa e vince la guerra con Locri; nel 389 a.C. è però lo stesso Dioniso di Siracusa a sconfiggere la città ed a distruggerla. Sono i cartaginesi a ricostruirla come centro militare, fino all’arrivo dei Romani che la rendono loro possedimento con il nome di Valentia e la fanno diventare “municipium” (89 a.C.). In epoca bizantina la città è roccaforte militare e punto strategicamente rilevante per tutta la Calabria; nel 850 e nel 983 subisce le scorrerie e le distruzioni dei saraceni. All’inizio del XI sec. con l’arrivo dei Normanni diventa un centro militare assai rilevante, in virtù della posizione che gli permette di controllare sia l’entroterra che il traffico costiero; è di questo periodo la costruzione del Castello. La città, fatta riedificare da Federico II (1235), diventa Monteleone di Calabria e si sviluppa come centro economico e di cultura; come altre città calabresi prende parte ai moti rivoluzionari del 1799 ed a quelli risorgimentali del 1848. Nell’agosto 1860 accoglie la spedizione garibaldina e dal 1928 la città assume il nome attuale, Vibo Valentia.

Cose da Vedere:

Duomo Costruito tra il 1680 ed il 1723, il luogo di culto più importante della città è dedicato al patrono S. Leoluca. La cattedrale sorge sui resti di due precedenti chiese, una basilica bizantina (IX sec.) ed una chiesa medievale (XIII sec.), e la sua facciata è stretta tra due campanili; le porte in bronzo del calabrese Niglia raccontano la storia della città. L’interno è a tre navate e comprende un altare maggiore settecentesco con un gruppo in marmo di Carrara - “Madonna della Neve” - di A. Caccavello (XVI sec.); nella cappella a sinistra una tavola del ‘500, “Madonna della Sanità”. Di notevole bellezza, nel transetto sinistro, il trittico in marmo (XVI sec.) di Antonello Gagini, posto nelle nicchie di un altare.

Valentianum Questo ex Convento dei Domenicani, eretto nel XV sec. e rimaneggiato nel secolo successivo, è posto di fianco al Duomo ed ospita un istituto scolastico, varie associazioni ed il Museo d’Arte sacra, Ingresso gratuito-visite a richiesta. Nell’edificio sono esposte opere provenienti dal Duomo, da varie chiese della città e da collezioni private, tra cui arredi religiosi, reliquiari, crocifissi in avorio e legno e numerosi dipinti (XVI-XIX sec.). Di notevole importanza le statuette in bronzo di C. Fanzago raffiguranti angeli adoranti e santi che costituivano il ciborio della Certosa di Serra San Bruno e che portano evidenti i segni del terremoto del 1783.
Viale Regina Margherita Fiancheggiata dai giardini della Villa Comunale e da palazzi monumentali - tra cui Palazzo Gagliardi del ‘700 - questa via del passeggio ha il suo proseguimento con Corso Umberto I, antico arteria commerciale della città; all’inizio del corso troviamo la chiesa di S. Maria La Nova, dal bel portale cinquecentesco in marmo scolpito. Alle spalle dei giardini della Villa Comunale è situata la Chiesa del Rosario, eretta dai Francescani nel 1280 e rifatta nel XVIII sec., che comprende all’interno opere d’arte e monumenti sepolcrali trecenteschi.

Chiesa di S. Michele Eretta nel XI-XII sec., la chiesa è stata riedificata nel ‘500, secondo alcuni da Baldassarre Peruzzi. Le linee architettoniche ricordano le chiese rinascimentali toscane ma è il campanile (1671) a richiamare l’attenzione. Sproporzionato rispetto all’edificio sottostante, era originariamente a quattro piani ma il terremoto del 1783 e un fulmine nel 1827 lo hanno ridotto a tre. Dalla chiesa, attraverso vicoli e scalinate in pietra si giunge al quartiere medievale che conserva antichi palazzi nobiliari, tra cui Palazzo Cordopatri (‘500) e Palazzo Romei (‘400), con vera da pozzo nella corte interna.

Castello Superato l’Arco Marzano, una delle antiche porte della città, si giunge al Castello, costruito dai normanni sull’acropoli di Hippónion in parte con blocchi di arenaria provenienti dalle mura greche. Alla torre ottagonale di Ruggero il Normanno, Federico II aggiunse quattro baluardi che furono rafforzati dagli angioini; la struttura subì ulteriori ampliamenti in seguito, tra cui l’aggiunta di un piano, crollato poi in seguito ad un terremoto. Dal Castello si gode una splendida vista sui due golfi di S. Eufemia e Gioia Tauro, sulla Sila e sulle Serre. Restaurato di recente, l’edificio ospita il Museo archeologico statale – trasferito qui dal Palazzo Gagliardi - istituito nel 1969 dopo la consegna di varie collezioni private. Il Museo comprende reperti di periodi compresi tra la preistoria e la tarda età romana e medievale, provenienti sia dalla greca Hippónion che dalla romana Valentia. Sono esposti corredi di necropoli greche, numerosi Pinakes - ex voto dedicati al culto di Persefone - ed un ampio repertorio vascolare, che va dal VI sec. a.C. all’età medievale. Da segnalare all’attenzione del turista la preziosa “laminetta aurea” con iscrizione di tipo orfico ritrovata in una tomba di una necropoli urbana (V-VI sec. a.C.). Ingresso a pagamento-aperto tutti i giorni.

Rovine di Hippónion A nord-est della città, nei pressi del cimitero, sono state individuati resti delle mura in arenaria costruite nel VI-V sec. a.C. e originariamente lunghe 6 km; nella zona si trovano anche i resti di un tempio dorico (VI-V sec. a.C.) che segnalava la città ai naviganti. Dall’attiguo “Belvedere Grande” lo sguardo abbraccia la costa tirrenica da Capo Palinuro a Messina. In località S.Aloe sono stati rinvenuti invece resti di terme romane.

Arte
Museo archeologico statale Vito Capalbi
c/o Castello Tel. 0963/43350
Museo d’Arte sacra
c/o ex Convento dei Domenicani (Valentianum) Piazza S. Leoluca Tel. 0963/42040

Come Arrivare a Vibo Valentia
In auto. A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita S.Onofrio-Vibo Valentia
In treno. Vibo Valentia si trova sulla linea Lamezia-Reggio Calabria che è percorsa giornalmente da Eurostar e Intercity provenienti dalle principali città del nord e del centro.
In aereo. L’aeroporto più vicino è quello di Lamezia Terme (0968/414111) che effettua collegamenti giornalieri con Roma e Milano, in coincidenza con voli internazionali; lo scalo è raggiungibile grazie all’autostrada A3.

Indirizzi Utili
Apt Azienda di Promozione Turistica
Via Forgiari - Galleria Vecchio Tel. 0963/42008

La Cucina
Come nel resto della regione anche nella zona di Vibo Valentia si preparano varietà di paste fatte in casa molto buone; la specialità del luogo è la “fileja”, pasta preparata attorno ad un filo di ferro e condita con il ragù. Gustose anche le specialità del circondario: i latticini del Monte Poro - soprattutto il pecorino - e la “‘nduja”, insaccato stagionato e cucinato prodotto nell’area del Capo Vaticano. Da non dimenticare la degustazione dei vini, tra i quali si segnala lo Zibibbo, un bianco prodotto a Pizzo e Briatico.

Fiere e Mercati
Agosto vibonese Antiquariato e arte sacra in mostra
Settimana Santa Venerdì Santo, processione dei Vari e dell’Addolorata; la domenica di Pasqua
l’ “Affruntata”, con cui si celebra per le vie del centro l’incontro tra i simulacri del Cristo risorto e della Madonna addolorata.
Palio di Diana Si svolge d’estate ed è la rappresentazione in costume della storia di Diana Recco, eroina vibonese del ‘500; i rioni della città si sfidano in una gara tra cavalieri e la manifestazione si svolge in pieno clima rinascimentale con il contorno di saltimbanchi, cavalieri e giullari. Alla fine spettacolo di fuochi pirotecnici.

* Agriturismo Vibo Valentia
Agriturismo in terra di Calabria, azienda agricola a Vibo Valentia:

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