Italia Agriturismi

Agriturismo Italia | Abruzzo | BasilicataCalabria

Agriturismo Basilicata - Prenota l'azienda agrituristica in Basilicata,
Matera, Potenza

Agriturismo Italia - terra di Basilicata,
per prenotare l'Agriturismo in Regione Basilicata, in Provincia di Potenza,
in Provincia di Matera

Aziende agricole e Agriturismi, servizio di prenotazione on line, per le tue vacanze a contatto con la natura nei luoghi e città d'Italia.
La professionalità di chi accoglie, la soddisfazione di chi soggiorna.

Elenco Agriturismo in Basilicata

Riserve Naturali Regionali
Bosco Pantano di Policoro
Situato alla foce del fiume Sinni tra i comuni di Policoro e Rotondella. Ultima foresta planiziaria dell'Italia meridionale. Si estende per 480 ettari.
Abetina di Laurenzana
Nel territorio del comune di Laurenzana. È un bosco misto di abete bianco e faggio. Si estende per 330 ettari.
Lago Laudemio
Su un pendio del monte Papa nel massiccio del Sirino. È il più meridionale dei laghi di origine glaciale. Occupa 25 ettari.
Lago Piccolo di Monticchio
È nel territorio di Rionero in Vulture. Lago di origine vulcanica le cui acque sono popolate da ninfee, è circondato da un folto bosco. Occupa 187 ettari.
Lago Pantano di Pignola
Nel comune di Pignola. Protetto per la vegetazione acquatica e perché zona di passo e riproduzione di molti uccelli acquatici. Occupa 155 ettari.
Lago di San Giuliano
Nel comune di Miglionico. Fu la prima diga in Basilicata nel 1950. Il lago è circondato da un folto rimboschimento ed è divenuto zona di passo e riproduzione di molti uccelli acquatici e habitat ideale di molti pesci. Occupa 1000 ettari.

Biotopi segnalati dalla Società Botanica Italiana
Abetina di Ruoti
Nel comune di Ruoti. È un bosco dove l'abete bianco convive con il cerro. Occupa 113 ettari.
Bosco Vaccarizzo
Nel comune di San Chirico Rapare. Occupa 300 ettari.
Boschi di Cupolicchio
In territorio di Tolve. Vasto bosco di quercia. Occupa 1300 ettari.
Faggeta di Moliterno
Nel comune di Moliterno. Bosco di faggi secolari. Occupa 350 ettari.
Monti li Foi
In territorio di Picerno. Vasta zona montagnosa ammantata di boschi e tradizionale luogo di transumanza. Copre una superficie di 900 ettari.
Monte Volturino
In territorio di Calvello. Montagna ammantata di boschi che occupa 1400 ettari.

Riserve Statali
Coste Castello
Nel comune di Lagopesole. È il bosco dove Federico II fece erigere l'ultimo e più grande castello. Si estende per 23 ettari.
I Pisconi
Bosco che si estende tra Ripacandida e Castel Lagopesole per 212 ettari.
Grotticelle
Zona boschiva nel comune di Rionero in Vulture nel comprensorio di Monticchio. 209 ettari.
Monte Croccia
Nel comune di Oliveto Lucano. Sulla sommità boschiva di questo monte vi sono i resti di una città lucana fondata tra il VI e il IV sec. a.C. È nel Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane. 38 ettari.
Metaponto
Nel comune di Bernalda. Si tratta di una vasta pineta costiera nata cinquant'anni fa per proteggere dalla salsedine la Pianura Metapontina. 240 ettari.
Marinella Stornara
Pineta costiera collegata a quella di Metaponto. 45 ettari.

Foreste Demaniali Regionali
Fossa Cupa
Nel comune di Sasso di Castalda. Foresta alle sorgenti del Basente. 658 ettari.
Monticchio
Nel comune di Rionero in Vulture. Immensa foresta che circonda i laghi di Monticchio e ammanta il Vulture. 2573 ettari.
Foresta di Avigliano
Nel comune di Avigliano, unisce i monti Li Foi all'Abetina di Ruoti. 2653 ettari.
Pierno
Tra i comuni di Filiano, San Fele e Bella. 132 ettari.
Grancia Caterina
Nel comune di Brindisi di Montagna. Questa foresta era possedimento della Certosa di Padula. Ruderi della Grancia San Demetrio. 1119 ettari.
Lata
Nel comune di Laurenzana, include l'Abetina di Laurenzana. 807 ettari.
Rifreddo
Nel comune di Potenza. Nella foresta vi sono piste da sci. 175 ettari.
Pieghi Cerreto
Nel comune di Castelsaraceno, immensa foresta di cerro ai margini del Parco Nazionale del Pollino. 293 ettari.
San Giovanni
Nella Val d'Agri. 14 ettari.
Gallipoli Cognato
Nel comune di Accettura. Fa parte del Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane. 4197 ettari.
Gavone
Nel comune di Garaguso, è più nota come Bosco di Garaguso. 235 ettari.
Mantenera
Nel comune di Tricarico. 504 ettari.
Bosco Grande
Nel comune di Picerno, è la foresta che chiude a nord i monti Li Foi. 510 ettari.


--------------------------------------------------------------------------------

Per informazioni:
Uff. Foreste Ecologia Regione Basilicata - Potenza Tel. 0971/448777 - 448749

 

Il Parco Nazionale del Pollino

Rompendo la verticalità della dorsale appenninica, il massiccio del Pollino segna il confine meridionale della Basilicata. Le cime più alte, monte Cerviero (1443 m), montagna di Grasta (1465 m), Coppola di Paola (1919 m), serra del Prete (2181 m), monte Pollino (2248Lvm), serra Dolcedorme (2267 m) e serra di Crispo (2053 m), si dispongono da ovest a est e costituiscono il cuore del Parco. Queste montagne, formatesi per effetto della compressione provocata dal continente africano, emersero per 1000 metri dagli abissi oceanici circa 60 milioni di anni fa. Poi, 2 milioni di anni fa, sollevandosi di altri i 200 metri, il massiccio divenne pressappoco quello che oggi conosciamo, segnato dalle grandi glaciazioni, dalle nevi, dalle piogge, dai venti. Delle glaciazioni i segni più evidenti sono presenti nell'area circoscritta dalle vette di serra di Crispo (2053 m), serra delle Ciavole (2127 m), serra Dolcedorme (2267 m), monte Pollino (2248 m) e serra del Prete (2181 m). Il massiccio è formato da potenti assise calcareo-dolomitiche, terreni generati milioni di anni fa dalla sedimentazione sui fondali rocciosi di sabbia e argilla. Il Parco Nazionale del Pollino nel versante lucano è caratterizzato da una fitta rete di corsi d'acqua che solcano le rocce, attraversano i piani e i boschi, rendendo fertili i terreni e possibile la vita per una fauna a volte rara. Il torrente Raganello, ad esempio, a sud del Parco, scorre, alimentato da sorgenti perenni, in una gola ampia e profonda. In alcuni punti le pareti di questo orrido si alzano per 700 metri e, data l'inaccessibilità dei luoghi, rendono possibile la nidificazione di molti rapaci. Tra gli abitanti di queste pareti, l'aquila reale nidifica nella zona di Timpa S. Lorenzo (1652 m). Nella stessa zona è stato avvistato l'avvoltoio degli agnelli che tuttavia pone altrove i suoi nidi e non è rara la presenza del gufo reale. Un po' più a nord, nell'area della Falconara (1656 m), oltre al cinghiale, abbastanza comune in tutta la Basilicata, è presente il lupo che, anche se in numero esiguo (una trentina di esemplari), non è mai scomparso da queste montagne. Negli inverni più rigidi alcuni esemplari si spingono nelle vicinanze dei comuni di Rotonda e S. Severino Lucano. L'istrice è comune in tutto il Parco, ma come zona di riproduzione predilige le gole del Raganelle. La martora, la faina e la puzzola per la loro riproduzione prediligono i boschetti di pino loricato. Questo paleoendemita, particolarità e simbolo del Parco, è la prova certa che in un tempo molto lontano l'Italia doveva essere assai vicina o unita ai Balcani. Infatti una specie identica ma con caratteristiche genetiche dissimili è stata individuata solo in quelle terre. Sopravvissuto agli eventi della storia naturale, il Pinus leucodermis (pino loricato) rischia l'estinzione poiché altre specie quali il faggio, l'abete e altre conifere tendono a invadere il suo territorio costringendolo in aree sempre più ristrette tra i 1000 e i 2000 m di quota. Ultimamente si è notata una lenta ripresa del pino loricato, considerando che la germinazione di un seme della specie necessita di 2 anni contro i 10-15 giorni di altre conifere e che le piantine hanno un lento accrescimento, sei-sette volte inferiore ad altre specie. Formazioni boschive di pino loricato sono su serra delle Ciavole e serra di Crispo, mentre esemplari isolati si trovano sul monte Pollino, sulla Grande Porta del Pollino, sul monte Alpi, su monte La Spina e serra Rotonda. I vasti boschi di faggio e abete bianco che si estendono dal centro del Parco verso nord, tra i 1000 e i 1900 m, sono anch'essi relitti di formazioni boschive risalenti ad alcuni milioni di anni fa. Questi estesi boschi sono popolati, oltre che dalla fauna comune a tutto il Parco, dal picchio muraiolo e dal picchio nero; a quote più alte durante la bella stagione si trova il territorio ideale del corvo imperiale e della coturnice. I numerosi corsi d'acqua del Parco, popolati dalla trota fario, sono ambiente ideale per la lontra e la salamandrina dagli occhiali. Si tratta di un ecosistema molto variegato, dove per molti secoli l'uomo, grazie alle sue azioni, ha assunto un ruolo importante nella conservazione del territorio. In ultimo ricordiamo i comuni che fanno parte del territorio del Parco: Calvera, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Castronuovo S. Andrea, Carbone, Cersosimo, Chiaromonte, Episcopia, Far-della, Francavillasul Sinni, Latronico, Noè-poli, Rotonda, S. Costantino Albanese, S. Giorgio Lucano, S. Paolo Albanese, S. Severino Lucano, Senise, Teana, Terranova del Pollino, Valsinni e Viggianello.

Per informazioni
Ente Parco Nazionale del Pollino Via Mordini - Palazzo Amato - 85048 Rotonda - Tel. 0973/661692

 

Il Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane

Nel cuore della Basilicata, lungo la SS 407 Basentana, si estende per 27.027 ettari il Parco Naturale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane. Il Parco, le cui strutture sono state realizzate con il finanziamento congiunto della Regione Basilicata e dell'Unione Europea, abbraccia cinque comuni: Accettura, Calciano e Oliveto Lucano nella provincia di Matera, Castelmezzano e Pietrapertosa in quella di Potenza. Luogo ideale per gli appassionati di birdwat-ching, roccia, equiturismo, trekking, mountain bike ed escursionismo, riserva ai visitatori molte sorprese anche dal punto di vista storico, culturale e gastronomico. Certamente una delle zone della Basilicata meglio conservate dal punto di vista naturalistico, il Parco è prevalentemente costituito da una rigogliosa foresta che si sviluppa in tutta l'area, tra zone collinari, strapiombi vertiginosi e strette gole.

La Foresta di Gallipoli Cognato in territorio di Accettura è il cuore del Parco e si allaccia senza soluzione di continuità ai boschi circostanti di Montepiano, S. Domenico, della Montagna di Caperrino, di Costa Cervitale, Serrane e Serra Barcuta. Tutta la zona è caratterizzata da una forte variabilità altimetrica: si passa dai 198 m a livello del fiume Basento, il più importante corso d'acqua del Parco, ai 1367 m della Cresta Tavernaro. La vegetazione boschiva è quanto mai varia: leccio, roverella, cerro, farnetto, acero minore, acero campestre, orniello, acero opalo, acero montano, tiglio. Tra gli arbusti: marruca, biancospino, corniolo, erica, cisto rosso, lentaggine. Tra le specie del sottobosco oltre ai funghi troviamo: ciclamino primaverile, anemoni, viole, pratoline, vinca maggiore e ciclamino napoletano. Nei pressi di Pietrapertosa si sviluppa un consistente castagneto. Una foresta così varia è ideale rifugio di una fauna a volte rara, come il lupo, pochi esemplari difficilmente avvistabili, il daino, il capriolo, la volpe, la donnola, la faina, il tasso, l'istrice, il riccio, la lepre. Tra gli uccelli si possono osservare: la ghiandaia, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il nibbio reale, la poiana, il gheppio, l'upupa, l'usignolo, la cinciallegra, la cinciarella, il corvo reale e il codibugnolo. Nella zona di Pian di Gilio è in allestimento il Centro di Documentazione degli Ungulati Italiani. Nel Parco è possibile osservare anche molte specie di anfibi e rettili.

Le Dolomiti Lucane, una pittoresca catena rocciosa di arenarie compatte modellate dagli eventi atmosferici, si estendono dalle Murge di Castelmezzano sino alla Costa di San Martino in territorio di Pietrapertosa creando uno scenario montano davvero insolito. Guglie rocciose e torrioni svettano dominando la Valle del Basente e la gola del torrente Caperrino, offrendo rifugio a molti rapaci che nidificano su queste pareti inaccessibili. Ai piedi di questa cattedrale della natura, Pietrapertosa e Castelmezzano sembrano arrampicarsi sulle ripide rocce che si ergono sopra di loro. Nella Foresta di Gallipoli Cognato, più esattamente sulla sommità del monte Croccia, a 1149 m, sorgeva un'antica città lucana, Croccia-Cognato. La città fondata tra il VI e il IV sec. a.C., di cui oggi rimangono i resti di mura e scale, era un avamposto di difesa di serra di Vaglio, al tempo centro amministrativo della Federazione delle città lucane. Probabilmente realizzata sotto la guida di Numellos, l'architetto delle città lucane, era cinta da ciclopiche mura di cui rimangono consistenti tracce. Di contro, sulla cresta delle Dolomiti Lucane, nell'anno 1000 i Saraceni edificarono un fortilizio perfettamente mimetizzato tra le nude rocce. Il fortilizio saraceno è visitabile e vi si giunge attraversando Pietrapertosa per salire sino alla Costa di San Martino che sovrasta il paese. È comunque consigliabile una visita a tutti e cinque i comuni del Parco che offrono, oltre a monumenti di un certo interesse, l'opportunità di gustare i piatti della tradizione locale. Per la visita al Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane è stata pubblicata, a cura della Regione Basilicata, una guida ricca di itinerari e suggerimenti.

Per informazioni
Ufficio Turismo della Regione Basilicata - Potenza
Tel. 0971/448601 - 448616 - 448619 -448643
Ufficio Foreste Ecologia della Regione Basilicata - Potenza Tel. 0971/448777 - 448749Tel. 0973/661692

Per la visita ai luoghi di interesse culturale e' consigliabile rivolgersi all'ufficio turistico locale.

*Città, province Regione Basilicata:

  • Matera
  • Potenza

PRENOTA E VISIONA ELENCO AGRITURISMO IN BASILICATA

Matera

Matera è una delle città più antiche del mondo.
Dal Neolitico ad oggi, infatti, per circa 7000 anni la vicenda umana si è svolta, senza alcuna interruzione, in uno stesso luogo.
L'antica città di Matera è sorta in un'area rupestre a ridosso di una grande spaccatura carsica, chiamata gravina di Matera e si è sviluppata in uno stretto rapporto con la roccia.

Sull'altipiano murgico che sovrasta la gravina di Matera si trovano i villaggi preistorici di Murgia Timone, il più conosciuto e facilmente raggiungibile, e di Murgecchia. In quei tempi anche le caverne furono utilizzate come abitazione.
Con l'avanzare della civiltà, utilizzando blocchi di tufo della Murgia Materana (aventi la stesse forme ancora oggi in uso), è sorta la città costruita "fuori terra".

Ricordiamo che Matera nel VI sec. a.C. era l'entroterra delle grandi città della Magna Grecia (Taranto, Metaponto, Crotone, ecc.).
Il primitivo luogo della città costruita, chiamato Civita, si trova al centro dei rioni Sassi.
Sulla sua sommità oggi svetta la cattedrale del XIII sec.
In periodo romano la CIVITAS fu munita di mura, al disotto delle quali c'erano spazi aperti con numerose grotte e sopratutto grandi massi rocciosi per i quali i due antichi rioni furono denominati Sassi.
In questi spazi nel periodo romano si insediarono "Casali Rurali" che nel tempo, specie nel corso del Medioevo, ampliandosi e saldandosi alla Civitas, costituirono il "Sasso Caveoso" e il "Sasso Barisano".

Insieme alla CITTA'COSTRUITA di Matera, ha sempre convissuto una città scavata, ma con diverse utilizzazioni nei secoli della parte scavata, a seconda sopratutto delle varie vicende storiche ed economiche.
Un periodo in cui la grotta rupestre ha ripreso una grande funzionalità è stato quello che inizia dal VII sec. d.C. con la presenza massiccia delle comunità monastiche benedettine e greco bizantine.Queste ultime, in particolare, portavano dai luoghi di provenienza (la Cappadocia, l'Anatolia, l'Armenia, ecc.) una cultura del vivere nella grotta che si fuse con una popolazione già esperta nella escavazione del tufo.

Sono così sorte le cappelle, le chiese, le basiliche rupestri insieme a conventi, laure, asceteri scavati nella roccia.
Sostanzialmente, però, gli abitanti dei Sassi, finchè le condizioni economiche lo hanno consentito, hanno costruito "fuori terra", utilizzando le grotte come depositi, cantine e stalle.
Nel 1663 Matera, dalla terra d'Otranto di cui faceva parte, fu inserita nella Provincia di Basilicata divenendone capoluogo fino al 1806, epoca in cui il capoluogo fu trasferito a Potenza. Questo è stato il periodo migliore della città.

Questo misero modo di vivere è sopravvissuto fino al 1952 quando, con la prima delle leggi speciali sui Sassi voluta da Alcide De Gasperi, è iniziato il trasferimento di oltre 15.000 persone nei nuovi rioni della città moderna costruita secondo uno specifico ed organico piano regolatore redatto dall'architetto Luigi Piccinato.
Matera allora contava circa 30.000 abitanti ed il trasferimento della metà della popolazione è avvenuta tra il 1953 e il 1968.

DA VEDERE:

La Casa Grotta di vico Solitario
Per meglio comprendere usi e costumi degli abitanti degli antichi rioni dei Sassi di Matera prima del loro abbandono, vi invitiamo a visitare nel Sasso Caveoso, in vico Solitario, nei pressi della Chiesa di San Pietro Caveoso, una tipica casa grotta arredata con mobili ed attrezzi d'epoca in modo da offrire ai visitatori l'idea precisa di come era organizzata la vita famigliare nelle case dei Sassi.

* Agriturismo Matera:
Agriturismo in terra di Basilicata, azienda agricola a Matera :


Potenza

I DINTORNI di Potenza

 

Rifreddo

A pochissimi distanza dall'abitato di Pignola, attraversando una strada nel bosco per 15 Km, si raggiunge Rifreddo (PZ) - Potenza .

Rifreddo, è una stazione di soggiorno montano in splendida posizione tra boschi di conifere.

È dotata di prestigiosi impianti turistici realizzati in totale armonia con la natura.

Dalla località con 3 Km si raggiunge il Passo Croce dello Scrivano (m. 1.143), Serranetta (m. 1.475) e Serra Neviera (m. 1.219) da cui si domina un paesaggio molto suggestivo.

L'area di cui stiamo parlando è così preziosa per le sue caratteristiche ambientali e naturalistiche, da essere tutelata da un piano paesaggistico teso a preservare un ambiente, in gran parte ancora intatto, nel fascino del suo incantevole paesaggio.

 

Il Lago del Pantano

Per l'eccezionale ricchezza della flora e della fauna, il lago del Pantano, è diventato un'area protetta regionale e dal 1988 è stato dato in gestione al WWF Italia, che ha allestito un centro visite, con apposita foresteria, in funzione tutto l'anno.

Già nel 1702 il lago era conosciuto e descritto come una località amena e, usando le parole del poeta, "dovizioso di caccia e di volatili, apprezzato per la pesca di capitoni e tinche in abbondanza".

Oggi, in questo stupendo habitat naturale, si possono osservare decine di specie di uccelli stanziali e migratori tra le quali: lo svasso, il germano reale, la rarissima pittima minore, la folaga, i cormorani e perfino gli aironi.

Meta degli appassionati di bird watching, l'oasi naturalistica del Pantano, vicino a Potenza,si offre come importante punto di riferimento per quanti amano la vita sana all'aria aperta e a contatto con la natura.

Poco distante dall'oasi si trovano una serie di interessanti strutture, per la ricreazione in spazi verdi, e per lo sport, fra le quali: una pista per go-kart, un'aviopista per aerei ultraleggeri, diverse aziende agrituristiche che consentono di praticare l'equitazione, un servizio di biciclette a noleggio e numerosi punti di ristorazione che offrono la gastronomia tipica lucana.

 

Le Dolomiti Lucane

Le Dolomiti lucane, che occupano circa 1350 ha., sono così definite perchè richiamano le grandi Dolomiti con le loro vette dal profilo frastagliato. Le guglie suggeriscono con le proprie sagome forme fantastiche tra cui quella, famosa, della civetta presso Pietrapertosa; interessanti anche alcune specie di piante, tra cui la valeriana rossa, la lunaria annua, l'onosma lucana. In questa suggestiva cornice naturale s'inseriscono i comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano, provincia di Potenza.

Il primo centro, antico fortilizio saraceno, si sviluppò in epoca normanna prendendo poi parte alla rivolta ghibellina nel 1268; nel XVII secolo fu feudo dei Carafa. Il nucleo originario medioevale è collocato ai piedi del castello normanno, circondato da una cinta fortificata, e si organizza intorno alla chiesa di S. Giacomo e al palazzo baronale.

Sul luogo dove sorge il convento di S. Francesco vi era una fortezza utilizzata da Goti, Longobardi, Saraceni, Normanni e Svevi fino al 1470, epoca in cui venne trasformata in convento: la struttura era originariamente rafforzata da otto torri, con un ampio spazio intorno all'edificio e un ponte levatoio; di essa resta solo il campanile e parte di una torre ad ovest. I frati francescani utilizzarono la cappella della fortezza e successivamente costruirono la chiesa di S. Francesco in stile gotico.

Nei pressi di Castelmezzano si ergono i ruderi dell'antico castello di Castrum medianum.

A ridosso delle Dolomiti Lucane, lungo la strada che dalla Basentana giunge ad Anzi (bivio Albano-Anzi), è la diga del torrente Camastra situata in bella posizione in una zona ricca di boschi e macchia mediterranea. Ritornando sulla Basentana, dopo un percorso di circa 6 km., si giunge al bivio per Campomaggiore, ubicato su un pianoro alto circa 800 m. Si consiglia la visita ai ruderi di Campomaggiore Vecchio, borgo abbandonato in seguito ad una frana nel 1800, situato a nord-est del moderno paese e raggiungibile attraverso una stradina lunga circa 2 km.

 

Acerenza

La cittadina è collocata in posizione panoramica su di un colle di circa 833 m. di altitudine. Antico centro indigeno, con attestazioni risalenti tra VI e IV secolo a.C., venne in seguito occupato dai Romani. Dal V secolo divenne sede vescovile, acquistando notevole peso in epoca medioevale; conquistata nel 1061 da Roberto il Guiscardo assunse importanza strategica sotto gli Svevi; successivamente passò nell'orbita delle grandi famiglie quali i Ferrilli, i Durazzo, i Ruffo e i Sanseverino. Di rilevante interesse artistico è la cattedrale, ubicata nel centro storico in largo Duomo: fondata nel secolo XI con impianto analogo a quello dell'Incompiuta di Venosa, venne ricostruita nel 1281 in stile romanico-gotico; la facciata, con rosone centrale, è stata rimaneggiata con l'aggiunta del campanile a pianta quadrata. L'interno è a croce latina a tre navate, con presbiterio sopraelevato e peribolo a tre absidi; si conservano opere pregevoli fra cui un trittico del XV secolo raffigurante Cristo in trono e un busto marmoreo i dentificato da alcuni studiosi con il ritratto di Giuliano l'Apostata, mentre da altri con quello di Federico 11. Al di sotto del presbiterio venne creata nel 1523 dalla famiglia Fenúli una cripta a pianta quadrangolare, analoga a quella del Succorpo della chiesa di S. Gennaro di Napoli, con quattro pilastri e volte affrescate.

 

Lagopesole

Sullo spartiacque tra i fiumi Ofanto e Bradano è situata la frazione di Lagopesole, nel comune di Avigliano (PZ), Potenza, su di un colle a circa 829 metri sul livello del mare. Dalla sommità del colle domina il castello detto "di Lagopesole". Questo toponimo sembra derivi dal latino "lacus pensilis" che, secondo alcuni studiosi, ricorderebbe la presenza di un grande lago preistorico, risalente al Quaternario, che occupava tutta la sottostante valle di Vitalba.

Sulle origini del Castello storia e leggenda si sovrappongono in modo che è difficile individuare dove inizia una e finisce l'altra.
Oltre all'ipotesi della stazione romana posta sulla Via Erculea e risalente al VI secolo a.C., una tradizione popolare narra che, attorno all'anno 734 d.C. fu edificato un primo fortizio da un condottiero bizantino di nome Antonio Civrestes, che fu inviato da Leonida, re di Sparta, alla guida di un esercito di mussulmani.
Il tiranno e i suoi discendenti rimasero a lungo in possesso del forte fin quando fu espugnato dai Longobardi i quali lo diedero alle fiamme, distruggendolo fino alle fondamenta, perchè era stato posseduto dagli infedeli.

Molti storici rifiutano questa ipotesi sulla fondazione del Castello ma, da numerosi ritrovamenti si deduce che molto probabilmente è realmente esistito un impianto saraceno precedente al castello attuale di cui si ritrova traccia in epoca normanna.

Al decadere della dinastia dei Normanni successero gli Svevi con Federico II il quale ne fece iniziare l'ampliamento ed il restauro nell'anno 1242. Tali lavori non furono mai portati a termine perchè, nel 1250, con la morte dell'Imperatore decadde la dinastia Sveva.

A Federico II successe Corrado, il quale morì lasciando in Germania l'unico figlio bambinetto. Il regno pervenne a Manfredi fino al 26 febbraio 1266 quando Manfredi fu ucciso in battaglia.

Il 12 aprile 1266 la vittoriosa corte Angioina, si recò a Lagopesole ed iniziò un periodo storico che, per tutto il Regno, fu estremamente triste e noioso.

Nel 1416 passò in possesso, assieme a Melfi e ad Atella, al feudatario Ser Giovanni Caracciolo ed il Castello di Lagopesole fu donato al Principe d'Orange. Alla morte di questi, con Diploma del 20 dicembre 1531, fu donato ad Andrea Doria, in riconoscimento dei servigi prestati, i cui discendenti - con il ramo Doria Pamphili - ne rimasero in possesso fino all'anno 1969 quando, insieme al Castello di Melfi, a loro volta, lo donarono allo Stato Italiano.

Delle leggende che ravvivano la storia di Lagopesole ce ne sono almeno due abbastanza note che vale la pena di raccontare.

Federico I Barbarossa, in vecchiaia, si ritirò al Castello di Lagopesole e, siccome era afflitto da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e puntute sotto una fluente capigliatura, per impedire la divulgazione della notizia della sua deformità, l'imperatore aveva ordinato che i barbieri da cui si faceva radere, al momemto in cui lasciavano la dimora imperiale, venissero portati, attraverso un corridoio, in una torre dove era un trabocchetto, nel quale erano spinti e rimanevono sepolti.

Da questa triste sorte un barbiere giovane riuscì a sfuggire evitando la mortale torre. Ebbe salva la vita a condizione che non avesse raccontato a nessuno del segreto dell'Imperatore. Il nostro barbiere era veramente intenzionato a mantenere il segreto, ma la notizia era grossa, allora, non volendo mancare alla promessa fatta, anche perchè temeva giustamente per la propria vita, andò nel luogo più nascosto della campagna di Lagopesole, una volta arrivato, scavò un buco profondo nel terreno e, parlandoci dentro, raccontò il segreto dell'Imperatore.

Dopo qualche tempo, sul posto, crebbero delle canne che, agitate dal vento, con il loro fruscìo, che diventava sempre più forte ed insistente, ripetevano una canzone "Federico Barbarossa téne l'orecchie all'asinà a a a a ...", di qui il ritornello è giunto fino ai tempi nostri ed è stato ripreso anche in canti popolari della zona.

L'altra leggenda, certamente legata ai fatti storici che avvennero dopo la sconfitta e la morte di Manfredi, dice che in alcune particolari notti, quando la luna è alta nel cielo e tutta la campagna tace, dal Castello si vede apparire e scomparire una luce portata da una fanciulla vestita di bianco e si sentono lamenti, invocazioni ed urla di disperazione. La bella Elena degli Angeli, moglie disperata di Manfredi, torna al Castello dove visse felice a cercare il caro marito e gli amati figli perduti per sempre. Ed il biondo Manfredi, cavalcando il suo magnifico stallone bianco, con un bellissimo vestito dal lungo manto verde nella profondità della notte può essere incontrato nelle campagne attorno al Castello, che vaga all'eterna ricerca della sua famiglia distrutta dall'Angioino.

* Agriturismo Potenza
Agriturismo in terra di Basilicata, azienda agricola a Potenza :


Agriturismo Potenza dintorni
farmholidays guide

Home


Agrilandia - agri turismo in Italia
Offerte alloggi, servizio professionale di Prenotazione Agriturismo

Copyright 2004© IMMAGINA SRL.